Antropologia della morte e del lutto
"Accettare la morte come l'unico vero evento ineluttabile dell'esistenza non è mai stato, in nessuna cultura e in nessuna epoca storica, un fatto naturale... Dalle popolazioni senza scrittura alla società contemporanea, questo volume ricostruisce e interpreta le tecniche del cordoglio, che garantisce la continuità della storia e trasforma l'inaccetabilità dell'evento fisiologico in rassicurante memoria"
di Antonio M. di Nola - studioso di Storia delle religioni e docente di Storia delle tradizioni e del folklore europeo.
Tra i molti libri, romanzi, saggi, semplici articoli che trattano il tema della morte, della sua attesa e del suo superamento, trovo questo lavoro molto completo.
Antonio di Nola tratta la morte, o meglio tratta dei rapporti che l'uomo ha instaurato con la morte.
L'opera è suddivisa in due parti, per un totale di poco più di 700 pagine.
Nella prima parte si parla della Morte, la Nera signora: come viene rappresentata, negata, evitata anche nel parlato (le evitazioni linguistiche), cos'è la buona e la malamorte, cosa succede a chi muore di malamorte, quali sono le sedi dei morti, fino ad arrivare alla lotta fra angeli e demoni.
Molto interessante e sempre attuale il capitolo sulla predicazione del terrore. Come, ad esempio, nel Settecento i predicatori ricorrevano a diversi artefici per rappresentare gli aspetti macabri della morte e incutere terrore nelle anime degli spettatori; o come i padri gesuiti, le cui prediche missionarie erano dirette a incrementare nei devoti la paura, ricorrendo a processioni di flagellanti o scegliendo il cimitero come luogo di predica.
Nella seconda parte del libro abbiamo la Morte trionfata. il cordoglio, il lutto, le lamentazioni funebri, le tabuizzazzioni, gli equivalenti del lutto e della morte.
Ho letto con entusiamo questa parte, che accenna alla prefica: questa donna che è intermediatrice tecnica delle forme e dei modi della lamentazione.
Una figura ancora presente in molte zone del Meridione, che da piccolo incontravo spesso ai funerali.
Nel complesso, più che un libro. è un manuale da tenere sempre sottomano: ricco di esempi, citazioni storiche, dati e immagini.
Se vi siete mai chiesti perché molte cattedrali hanno teschi e ossa in bella vista, o perché vi siano immagini tanto macabre nelle chiese, o se volete conoscere riti pagani cristianizzati, riti di altre religioni che non differiscono molto dai riti cattolici, leggete questo libro!!
Un testo da far studiare durante l'ora di storia delle religioni ( se un giorno verrà istituita).
Ars est celare artem
Memento Mori
24/01/14
14/11/13
Gli Indifferenti, A. Moravia
"Ogni volta che osservava la mobilità e la continua agitazione della vita,
la propria inerzia gli incuteva spavento"
02/10/13
Sangue di drago e squame di serpente - aNobii
"Un mondo fantastico fatto di unicorni, draghi dalle sette teste, centauri, grifoni, basilischi,sfingi,serpenti e animali fantastici e inconsueti ricorrono costantemente nella mitologia, nelle rappresentazioni figurate e nella letteratura di tutti i tempi.
In occasione dell'omonima mostra sugli animali fantastici nella mitologia e nell'iconografia, allestita presso il Castello del Buonconsiglio di Trento, la Biblioteca comunale propone un percorso di letteratura a tema."
Di seguito i libri consigliati dalla Biblioteca, con alcuni titoli aggiunti da me.
Sangue di drago e squame di serente - aNobii
25/04/13
"Il ritratto Bellini" di J. Goodwin
Il primo libro di Goodwin che ho letto, preso in biblioteca perché incuriosito dalla trama e dal soggetto.
La prima metà del racconto risulta ben costruita: i dettagli, le descrizioni (anche se a volte abbondano a discapito dello sviluppo della storia)e lo sfondo storico che via via divengono più netti nell'immaginario del lettore.
Proprio quando l'intreccio creato dovrebbe iniziare ad avere un risvolto, approdando ad una risoluzione, il racconto ritorna su se stesso: descrizioni ridondanti, superficiali, che sembrano piuttosto riempitivi, un voler allungare il brodo: manovra non necessaria. Ciò ha appesantito la lettura e a reso il finale un groviglio di nomi, fatti, antefatti, luoghi, persone che si muovono sulla scena cercando disperatamente di arrivare ad una soluzione logica.
Un romanzo che, comunque, consiglio di leggere ai ragazzi; un modo per far capire quanto della nostra cultura derivi anche dal mondo bizantino.
Sull'autore:
http://it.wikipedia.org/wiki/Jason_Goodwin
Scheda dettagliata e biblioteche in cui è disponibile:
http://opac.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D7%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%25229788806194925%2522&select_db=solr_iccu&totalResult=2&nentries=1&rpnlabel=+Codice+ISBN+%3D+9788806194925+&resultForward=opac%2Ficcu%2Ffull.jsp&searchForm=opac%2Ficcu%2Ferror.jsp&do_cmd=show_cmd&saveparams=false&&fname=none&from=1
04/10/11
Prometeo (ovvero l’illusione dell’immortalità umana)
Introduzione al mio elaborato "La Morte: Video-visioni"
Prometeo
si oppose al volere degli dei per evitare agli uomini lo sterminio che era
stato decretato loro e offrì loro una possibilità di salvezza.
Grazie
ai doni ricevuti da Prometeo, l’umanità ha imparato a distinguere le stagioni,
a riconoscere il sorgere ed il tramontare degli astri, ad usare i numeri e
lettere.
In
possesso d’ogni risorsa, capace di trovare sempre la strada grazie al possesso
della “techné”, l’uomo estende il suo dominio sulle altre specie viventi e su
tutta la natura.
Ma
a nulla varrà questa sua capacità di trovare espedienti quando si ritroverà in
presenza dell’Ade.
L’unico
passaggio che l’umanità è incapace di superare è la morte; quest’ultima, oltre
ad indicare il limite insuperabile dell’essere umano, rappresenta anche la
condizione del progresso dell’umanità.
L’onnipotenza
derivata dalla techné si arresta di fronte alla morte.
Ma,
d’altro canto, il dono di Prometeo più prezioso è stato di aver distolto gli
uomini da tenere lo sguardo fisso sulla morte.
Ciò
che ha salvato il genere umano, consiste non nell’aver donato abilità
prodigiose, ma semplicemente nell’averlo distratto dal guardare fisso la morte,
volgendo altrove lo sguardo, dimenticando la morte (il gran beneficio).
Ma
questo dono elargito da Prometeo è indissolubilmente un regalo che è anche un
inganno.
Gli
uomini sono legati alla vita come se essa non dovesse avere mai termine.
La
“liberazione” degli uomini avviene attraverso l’imposizione di nuove catene,
sostituendo alla visione della morte l’inganno di una vita, svincolata dalla
prospettiva della fine.
Dona
la vita, cancellando ciò che le conferisce il più intimo significato, libera
dalla morte perché spinge gli uomini a guardare altrove. Essi pagheranno questo
dono con l’inganno, non riusciranno a guardare il loro vero e inevitabile destino.
Se
si guarda fissi la morte la vita è impossibile; mentre la speranza allontana la
prospettiva dell’estinzione dell’essere umano, in quanto rende meno nitida,
meno incombente la visione della morte.
Ciò
accadeva quando il destino degli esseri umani era affidato ad una figura di
mediazione tra Dio e l’uomo: Prometeo.
Cosa
succede quando l’uomo diventa Prometeo a se stesso, quando cioè la sua
emancipazione si esprime nel creare mezzi per una propria autonoma capacità di
sopravvivenza?
Quali
cure adotta per conseguire lo scopo di resistere di fronte alla minaccia della
morte?
L’uomo
adotta due strategie, una opposta all’altra.
Da
un lato si afferma l’idea che quella più idonea sia di sottrarsi allo sguardo
della morte, che ricalca il principio prometeico.
D’altro
canto la via prescelta consiste nell’accettare la sfida implicita della morte,
concentrando su di essa lo sguardo, ricordarla costantemente.
Il
principio prometeico è alla base della società moderna: il distogliere lo
sguardo dal proprio destino è dato non più da una figura di mediazione, ma
dall’uomo stesso. L’illusione di una vita senza fine è regalata attraverso due
strumenti:
-La
politica sociale (illusioni del benessere materiale e prolungamento della
vita);
-La
religione (illusione di una vita ultraterrena).
Il
donare queste speranze pone gli uomini in una situazione di schiavitù, li rende
facilmente manovrabili. L’uomo si affida indistintamente e ciecamente alla
religione o alla politica sociale, che, nuovi Prometeo, fanno dono all’uomo di
un’illusione di immortalità.
A
differenza di Prometeo, la dimenticanza della morte offerta agli uomini diventa
uno strumento di controllo. Ne consegue che chi accetta il proprio destino,
chi, in altre parole, ha lo sguardo fisso sulla morte, si pone come un
individuo non facilmente controllabile.
Possiamo
trarre due conclusioni:
-la
rimozione della Morte facilita il mantenimento dell’ordine sociale,
-la
Morte acquisisce un potere liberatorio attraverso il suo ricordo.
Bibliografia:
-Fuchs, W., “Le immagini
della Morte nella società moderna. Sopravvivenze arcaiche e influenze attuali”.
Einaudi , Torino 1973
-Curi, U., a cura di,
“Il volto della Gorgone, la Morte e i suoi significati”,Bruno Mondadori Editori,
2001
-Cavicchia
-Scalamonti, A.,a cura di,“Il senso
della Morte. Contributi per una sociologia della Morte”, Liguori Editore,
Napoli 1984
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